Indicazioni operative sui contributi per assistenza contrattuale Confimea

 

Con circolare INPS del 15 settembre 2021, n. 135, sono state fornite indicazioni in materia di gestione della riscossione e trasferimento alla Confederazione delle associazioni d’imprese industriali, commerciali e artigiane, agricole, dei servizi e delle professioni (CONFIMEA), dei contributi per assistenza contrattuale stabiliti dai contratti di lavoro.

Siglata il 13/4/2021 una convenzione dalla Confederazione delle associazioni d’imprese industriali, commerciali e artigiane, agricole, dei servizi e delle professioni (CONFIMEA), sulla base dello schema convenzionale per la riscossione dei contributi per assistenza contrattuale stabiliti dai contratti di lavoro, dovuti dalle aziende.
La convenzione ha validità fino al 31 dicembre 2023 ed è rinnovabile, previa verifica dei requisiti necessari per la stipula, per una sola volta, per un ulteriore triennio, su specifica richiesta dell’Associazione sindacale.
Detta richiesta deve pervenire all’Istituto a mezzo posta elettronica certificata (PEC) almeno sei mesi prima della data di scadenza. Alla data di scadenza, in mancanza di tale richiesta, la convenzione cesserà di essere valida ed efficace e l’Istituto interromperà l’esecuzione del servizio di riscossione dei contributi di assistenza contrattuale senza necessità di ulteriori comunicazioni.
È comunque fatta salva la facoltà, in capo a ciascuna delle parti, di recedere dalla convenzione con apposita comunicazione scritta da far pervenire all’altra a mezzo PEC.
La riscossione dei contributi per assistenza contrattuale stabiliti dai contratti di lavoro, dovuti dalle imprese iscritte all’Associazione, sarà effettuata dall’Istituto, a favore dell’Associazione medesima, purché in regola con gli obblighi contributivi, unitamente alla riscossione dei contributi obbligatori dovuti dai datori di lavoro all’INPS, così come stabilito dal D.M. 5 febbraio 1969, e successive modificazioni, e sarà operata con le medesime modalità e la medesima periodicità.
La misura del contributo per assistenza contrattuale è stabilita dall’Associazione, la quale provvede a tal fine ad ogni attività informativa nei confronti dei soggetti tenuti alla contribuzione, nonché ad ogni forma di controllo in ordine al rispetto degli obblighi di versamento del predetto contributo.
Nell’applicazione “Servizi per le aziende e consulenti”, accessibile dai servizi on line del sito Istituzionale, l’INPS metterà a disposizione dell’Associazione i dati relativi alle aziende che hanno versato il contributo di assistenza contrattuale, con l’indicazione del periodo contributivo e dell’ammontare del versamento e, su richiesta dell’Associazione stessa, il “Dichiarato” e/o l’”Insoluto”.
Per il servizio di riscossione delle quote per assistenza contrattuale di cui alla presente convenzione l’Associazione corrisponde all’Istituto i corrispettivi di seguito indicati:
a) euro 5.300,00 una tantum, per il finanziamento degli oneri connessi all’attivazione della convenzione, da corrispondere prima della stipula della convenzione medesima;
b) euro 1.100,00 annui, per il finanziamento dei costi fissi;
c) euro 0,24 in relazione ad ogni versamento mensile di contributo per assistenza contrattuale effettuato da ogni azienda.
Il versamento dell’’importo di cui alla lettera a) deve essere effettuato dall’Associazione sindacale ai fini della sottoscrizione della convenzione.
È a carico dell’Associazione sindacale, oltre alle spese, ogni altro onere inerente alla convenzione.
La convenzione prevede in favore dell’Istituto la facoltà di recedere unilateralmente dalla convenzione in caso di mancato rispetto degli obblighi nella stessa previsti a carico dell’Associazione, nonché in tutti i casi in cui sorgano contestazioni sull’uso della denominazione, dell’acronimo, del logo dell’Associazione sindacale, sul legittimo esercizio dei poteri statutari o qualora intervengano disposizioni normative e/o regolamentari per le quali non sia possibile applicare le disposizioni di cui all’articolo 12 della convenzione e che rendano opportuna o necessaria, nell’interesse dell’INPS, l’adozione di un nuovo testo convenzionale, nonché qualora il servizio di riscossione diventi troppo oneroso per l’INPS a seguito del verificarsi di eventi straordinari e imprevedibili (cfr. l’art. 1467 c.c.), che necessitino di rilevanti interventi di natura procedurale e/o gestionale.

 

No alla retribuzione convenzionale per il lavoratore distaccato in modalità di lavoro agile

 


16 SETT 2021 Il requisito del soggiorno nel Paese estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi, necessario ai fini dell’applicabilità della retribuzione convenzionale, non si ritiene rispettato qualora nel predetto arco temporale la dipendente distaccata all’estero svolga la prestazione lavorativa nel nostro Paese in modalità di lavoro agile, soggiornando, pertanto, all’estero per un periodo non superiore a 183 giorni. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 15 settembre 2021, n. 590)

Nella fattispecie, oggetto dell’interpello, la società istante, residente in Italia e appartenente ad un gruppo tedesco, intende distaccare all’estero presso la consociata tedesca, priva di una stabile organizzazione in Italia, una propria dipendente, con la qualifica di dirigente.
A tal fine è stato stipulato uno specifico contratto di distacco, nel quale è stabilito che la prestazione lavorativa della dipendente sarà “totalmente” svolta in favore della società distaccataria tedesca “secondo le direttive e le linee gerarchiche della stessa” per “il periodo dal 1° aprile 2021 al 31 marzo 2023, con opzione di proroga fino al 31 marzo 2026.
Gli accordi contrattuali prevedono, quindi, che la dipendente presti la propria attività esclusivamente a favore della società distaccataria tedesca, ovvero in maniera prevalente e continuativa presso gli uffici della stessa in Germania.
Le mansioni di responsabile commerciale richiedono, tuttavia, che una parte del tempo di lavoro venga reso dalla predetta dipendente anche in altri Paesi esteri in occasione di viaggi di lavoro, presso le filiali estere del gruppo.
Inoltre, in base agli accordi intrapresi con la società distaccataria, l’attività lavorativa potrà occasionalmente svolgersi in smart working, lavorando sia dalla Germania come da altri Paesi.
È rappresentato, inoltre, che per tutto il periodo di distacco, i giorni complessivi di permanenza all’estero, considerati i periodi di ferie, le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni lavorativi, ammonteranno senz’altro a più di 183 giorni nell’arco di 12 mesi.
Inoltre, si fa presente che la dipendente distaccata, pur prendendo in locazione in Germania un appartamento, che utilizzerà come abitazione abituale per tutto il periodo del distacco, continuerà a risultare fiscalmente residente in Italia, ai sensi dell’articolo 2, comma 2 del Tuir, dal momento che resterà iscritta all’anagrafe della popolazione residente nel proprio comune, dove è proprietaria ed ha la piena disponibilità di una casa di proprietà che utilizzerà in occasione dei rientri in Italia per alcuni fine settimana, festività e durante i periodi di ferie.
L’istante, chiede se nella fattispecie rappresentata trovi applicazione il calcolo della retribuzione convenzionale (art. 51, co. 8-bis , del Tuir), considerato che contrattualmente è prevista la possibilità per la dipendente di poter lavorare in smart working sia dalla Germania che da altri Paesi. Più precisamente, si chiede se lo svolgimento occasionale della prestazione lavorativa, da parte della dipendente distaccata in Germania, dalla propria abitazione in Italia possa compromettere o del tutto precludere l’applicazione del citato comma 8- bis dell’articolo 51 del Tuir, con conseguente determinazione del reddito di lavoro dipendente secondo i criteri ordinari di cui all’articolo 51, commi da 1 a 8, del Tuir.
Per Il Fisco, nella fattispecie in esame il requisito del soggiorno nel Paese estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi, necessario ai fini dell’applicabilità della retribuzione convenzionale prevista dall’articolo 51, comma 8-bis, del Tuir, non si ritiene rispettato qualora nel predetto arco temporale la dipendente distaccata in Germania svolga la prestazione lavorativa nel nostro Paese in modalità di lavoro agile, soggiornando, pertanto, all’estero per un periodo non superiore a 183 giorni. Più precisamente, lo svolgimento in Italia dell’attività lavorativa in smart working comporta la presenza fisica della dipendente nel nostro Paese e, conseguentemente, il mancato rispetto della condizione richiesta dal Legislatore nell’ipotesi in cui nell’arco di 12 mesi soggiorni in Italia per un periodo pari o superiore 183 giorni.


 

Danni non riconducibili alla copertura assicurativa: liquidazione

 


A fronte di una domanda del lavoratore che chieda al datore di lavoro il risarcimento dei danni connessi all’espletamento dell’attività lavorativa (nella specie, per demansionamento), il giudice, una volta accertato l’inadempimento, dovrà verificare se, in relazione all’evento lesivo, ricorrano le condizioni soggettive ed oggettive per la tutela obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali stabilite, ed in tal caso, potrà procedere, anche di ufficio all’individuazione dei danni richiesti che non siano riconducibili alla copertura assicurativa (cd. “danni complementari”).


La Corte d’appello territoriale, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha accolto le domande avanzate da un dipendente a tempo determinato, condannando la società al pagamento di una cospicua somma a titolo di danno differenziale conseguente all’infortunio sul lavoro.
In particolare, con riguardo alla liquidazione del danno differenziale conseguente all’inabilità permanente residuata dall’infortunio, la società datrice sostiene che non sarebbe stata dimostrata l’esistenza di patimenti che avrebbero giustificato il riconoscimento del danno differenziale nella misura del 40%, come ritenuto immotivatamente dalla Corte di Appello.
In via generale, le somme eventualmente versate dall’Inail a titolo di indennizzo non possono considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo al soggetto infortunato o ammalato, sicché, a fronte di una domanda del lavoratore che chieda al datore di lavoro il risarcimento dei danni connessi all’espletamento dell’attività lavorativa (nella specie, per demansionamento), il giudice adito, una volta accertato l’inadempimento, dovrà verificare se, in relazione all’evento lesivo, ricorrano le condizioni soggettive ed oggettive per la tutela obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali


, ed in tal caso, potrà procedere, anche di ufficio, alla verifica dell’applicabilità dell’art. 10 del decreto citato, ossia all’individuazione dei danni richiesti che non siano riconducibili alla copertura assicurativa (cd. “danni complementari”), da risarcire secondo le comuni regole della responsabilità civile; laddove siano dedotte in fatto dal lavoratore anche circostanze integranti gli estremi di un reato perseguibile di ufficio, potrà pervenire alla determinazione dell’eventuale danno differenziale, valutando il complessivo valore monetario del danno civilistico secondo i criteri comuni, con le indispensabili personalizzazioni, dal quale detrarre quanto indennizzabile dall’Inail, in base ai parametri legali, in relazione alle medesime componenti del danno, distinguendo, altresì, tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale, ed a tale ultimo accertamento procederà pure dove non sia specificata la superiorità del danno civilistico in confronto all’indennizzo, ed anche se l’Istituto non abbia in concreto provveduto all’indennizzo stesso.
La Corte territoriale ha correttamente applicato detti principi e non è incorsa in alcuna violazione delle regole dettate in ordine alla distribuzione degli oneri probatori atteso che il lavoratore ha puntualmente allegato i fatti poi accertati nel corso del giudizio per il tramite di accertamento peritale disposto d’ufficio.
Quanto alla liquidazione del danno differenziale in relazione all’inabilità temporanea conseguente all’infortunio, i giudici rilevano che l’indennizzo erogato dall’INAIL non copre il danno biologico da inabilità temporanea, atteso che il danno biologico risarcibile è solo quello relativo all’inabilità permanente.


 

Agricoltura Impiegati di Torino: tabelle salari vigenti

 



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella provincia di Torino dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)









































































Categoria

Stipendio base Nazionale

Integrativo Regionale

Stipendio Base Totale

Contingenza

EDR

Stipendio globale

Scatti anz. Maturati fino al 31/12/1985

Scatti anz. Maturati dal 1/1/1986

Quadro 1.113,08 656,93 1.770,01 526,19 10,33 2.306,53 24,92 33,05
1.a 1.024,17 654,84 1.679,01 526,19 10,33 2.215,53 24,92 33,05
2.a 883,13 553,28 1.436,41 520,56 10,33 1.967,30 22,79 29,44
3.a 767,68 482,86 1.250,54 515,62 10,33 1.776,49 20,74 26,86
4.a 684,67 411,13 1.095,80 512,74 10,33 1.618,87 19,53 24,79
5.a 628,76 371,06 999,82 510,81 10,33 1.520,96 18,82 23,76
6.a 569,86 329,48 899,34 508,34 10,33 1.418,01 17,93 22,21


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del presente contratto, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.

 

Prorogate le misure straordinarie anti Covid del Fondo San.Arti

 

Prorogate, al 30 Settembre 2021, le  misure straordinarie covid-19 erogate dal Fondo di Assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori dell’Artigianato

Il Fondo San.Arti ha prorogato fino al 30 Settembre 2021 le misure straordinarie covid-19; fino a quella data sarà ancora possibile presentare richieste per eseguire test sierologici e tamponi, indennità per ricovero in caso di positività, indennità per isolamento, indennità forfettaria post ricovero e rimborso delle franchigie.
I Lavoratori dipendenti e i Volontari che dal 1 gennaio 2021 al 30 settembre 2021 risultino positivi al COVID-19, possono richiedere:
– diaria per isolamento domiciliare di 30,00 euro al giorno per un periodo non superiore a 10 giorni l’anno;
– indennità giornaliera per ricovero di 100,00 euro per ogni notte di ricovero per un periodo non superiore a 50 giorni l’anno;
– indennità forfettaria post-ricovero di 1000,00 euro oppure
– indennità forfettaria post-ricovero di 2000,00 euro nel caso in cui il ricovero abbia comportato una degenza in terapia intensiva.
Le indennità di isolamento e ricovero sono cumulabili tra loro.
L’indennità forfettaria post-ricovero è integrativa a quella di ricovero. Se durante il “Ricovero per COVID-19” venga disposto dai sanitari un trasferimento dell’Iscritto in reparti di terapia intensiva l’indennità postricovero verrà riconosciuta nel limite di € 2.000,00.
I destinatari sono:
– Lavoratori dipendenti in regolare copertura
– Titolari, soci e collaboratori iscritti al Fondo come Volontari per l’anno 2021 in regolare copertura alla data dell’evento
– Familiari iscritti al Fondo come Volontari per l’anno 2021 in regolare copertura alla data dell’evento
Le domande possono essere inviate a Fondo SAN.ARTI. presso UniSalute S.p.A. Rimborsi Clienti -c/o CMP BO – Via Zanardi 30 – 40131 Bologna BO oppure inviando la documentazione all’indirizzo e-mail rimborsocovid19@unisalute.it