Nuovo regolamento Sanimoda nell’industria della Moda

 

E’ previsto un nuovo regolamento del Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’industria della Moda (Sanimoda).

Il nuovo Regolamento contiene le norme per il funzionamento di SANIMODA, Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori dell’industria della Moda a cui sono applicati i seguenti CCNL:
– Tessile e Abbigliamento;
– Occhiali e occhialeria;
– Calzaturiero;
– Spazzole, Pennelli e Scope;
– Penne, Matite e articoli affini;
– Pelletteria;
– Giocattoli e modellismo;
Per quanto non espressamente previsto nel presente Regolamento si intendono richiamate le norme dell’Atto costitutivo, dello Statuto, le disposizioni dei CCNL vigenti e gli accordi sottoscritti dalle Parti Istitutive riguardanti SANIMODA.
Sono iscritti a SANIMODA, in qualità di Associati:
a. le imprese che applicano i CCNL di cui sopra, con lavoratori iscritti al Fondo;
b. i lavoratori a tempo pieno o parziale (part-time), non in prova dipendenti dalle imprese di cui sopra, operai, qualifiche speciali, impiegati e quadri con rapporto di lavoro:
– a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti);
– a tempo determinato così come previsto dai CCNL di riferimento;
– a domicilio e a chiamata che prestino la loro opera per l’Azienda con continuità. A tal fine, si intende il rapporto di lavoro nel quale il lavoratore abbia prestato la sua attività, anche in diversi periodi sommati tra loro, almeno 9 mesi nell’anno precedente (1° gennaio – 31 dicembre);
– i dipendenti delle Organizzazioni firmatarie dei CCNL sopra richiamati. In caso di passaggio ai vari livelli nella corrispondente Confederazione, possono mantenere l’iscrizione al Fondo purché agli stessi venga applicato uno dei CCNL di cui sopra.
Nei casi di lavoratori a tempo parziale, non è previsto il riproporzionamento del contributo in relazione al minor orario contrattuale.
Nel caso lo stesso lavoratore abbia due o più rapporti di lavoro part-time, disciplinati dai CCNL di cui sopra, l’iscrizione a SANIMODA ed il contributo saranno dovuti solo dall’Azienda con il contratto che prevede l’orario più lungo. Nel caso di parità di orario, iscrizione e versamento del contributo saranno dovuti dal datore di lavoro con cui intercorre il contratto con maggiore anzianità di servizio.
Sono destinatari delle prestazioni del Fondo, oltre agli Associati, i seguenti componenti del nucleo familiare del lavoratore dipendente iscritto:
a. Il coniuge/convivente fiscalmente a carico e il convivente more uxorio (legge 20/5/2016 n. 76 art. 1 comma 36) o unito civilmente il cui reddito complessivo annuo (intendendosi quello di imposta) non deve essere superiore a € 2.840,51 (DPR n. 917/1986 punto 2 o quello pro tempore vigente);
b. I figli minorenni del lavoratore iscritto limitatamente a specifiche garanzie dettagliate nel piano sanitario a cui si rimanda.
Il diritto alle prestazioni sanitarie del Fondo dei componenti del nucleo familiare permane finché sussiste l’iscrizione del lavoratore dipendente.
Le prestazioni sanitarie e i contributi economici erogati dal Fondo hanno carattere integrativo del Servizio sanitario nazionale/ Servizi sanitari regionali e vengono riconosciuti agli iscritti sulla base di idonea documentazione per prestazioni mediche rilasciata da medici abilitati all’esercizio della professione o da strutture sanitarie autorizzate e operanti in qualsiasi parte del mondo.
La copertura sanitaria decorre dal trimestre successivo all’iscrizione. Pertanto eventuali richieste di rimborso documentate da giustificativi datati antecedentemente non saranno rimborsate.
L’iscritto perde il diritto al rimborso se trascorrono più di 180 giorni tra la data della fattura/ricevuta e la data di invio al Fondo (fanno fede il timbro postale o la data di invio tramite la procedura informatica).

 

Covip: nuove regole in materia di trasparenza e raccolta delle adesioni

 


Pubblicati in GU, le “Istruzioni di vigilanza in materia di trasparenza” per i fondi pensione ed il Regolamento sulle modalità di adesione alle forme pensionistiche complementari. Si tratta di un ulteriore importante tassello per il completo recepimento nel nostro ordinamento delle disposizioni della Direttiva europea IORP II, nell’ottica del rafforzamento del sistema della previdenza complementare, oltre che sotto il profilo della governance al quale sono state maggiormente indirizzate le iniziative realizzate nei mesi scorsi dalla COVIP, anche per quanto attiene al rapporto con i potenziali aderenti e gli iscritti (Delibere 22 dicembre 2021).


Per quanto attiene alla trasparenza, l’ordinamento nazionale della previdenza complementare già risulta notevolmente avanzato e in linea con le migliori pratiche internazionali, pertanto le novità legislative introdotte per il recepimento della Direttiva IORP II sono di portata abbastanza limitata. Tuttavia, la COVIP ha ritenuto importante cogliere l’occasione per realizzare una complessiva attività di revisione di tutte le proprie diposizioni in materia di trasparenza. Il lavoro è stato realizzato avendo presente l’esigenza di dare concretezza ai principi di carattere generale contenuti nella normativa primaria, al fine di assicurare l’accuratezza, la tempestività, la chiarezza e la facilità di reperimento delle informazioni da parte di tutti i soggetti interessati all’adesione alla previdenza complementare o già iscritti a forme pensionistiche.
Nell’ottica, dunque, di offrire agli operatori del settore uno strumento di regolazione utile per la realizzazione dei predetti obiettivi, la COVIP, in sede di aggiornamento e revisione delle vigenti disposizioni, ha operato il riordino dell’intera disciplina (oggi contenuta in una pluralità di testi) in un unico documento (“Istruzioni di vigilanza in materia di trasparenza”), sottoposto come di consueto a pubblica consultazione, che sostituisce tutte le precedenti disposizioni dettate dall’Autorità in materia di trasparenza.
In particolare, per quanto attiene alla Nota informativa per i potenziali aderenti, i contenuti sono stati ridotti e semplificati anche in termini di linguaggio utilizzato.
Come di consueto, la COVIP, al fine di facilitare l’attività degli operatori, ha diffuso, in uno con il testo delle Istruzioni, schemi e modelli esemplificativi che possono costituire un utile strumento di lavoro. Attenzione è stata dedicata, anche con alcuni elementi innovativi, alle disposizioni sui Siti web e sull’utilizzo delle tecnologie informatiche per semplificare e rendere più efficace la gestione dei rapporti con gli aderenti, nonché favorire la diffusione di documenti e informazioni utili.
Infine, l’adozione delle Istruzioni in materia di trasparenza ha reso necessario aggiornare anche il Regolamento COVIP sulle modalità di raccolta delle adesioni per esigenze di coordinamento e per tenere conto delle novità apportate alla disciplina in materia di collocamento dei fondi pensione.
L’entrata in vigore delle nuove disposizioni è stata fissata, in linea generale, al 1° maggio 2021. Al fine di consentire agli operatori del settore di predisporre la nuova documentazione in tempi congrui, si è ritenuto opportuno prevedere, in fase di prima applicazione, uno slittamento dei termini per gli adempimenti più rilevanti da porre in essere: il termine per il deposito presso la COVIP della Nota informativa aggiornata con la quale raccogliere le nuove adesioni e per la trasmissione agli iscritti del Prospetto delle prestazioni pensionistiche in fase di accumulo è stato quindi spostato dal 31 marzo al 31 maggio 2021.

 

Divieto di licenziamento anche nel caso di sopravvenuta inidoneità alla mansione

 


Anche il licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione rientra nell’ambito della moratoria stabilita dalla normativa emergenziale per COVID-19. Il blocco dei licenziamenti, infatti, è finalizzato a rimandare alla fase successiva all’emergenza ogni valutazione aziendale circa l’esistenza (a quella data) di giustificati motivi oggettivi di licenziamento. E tale ragione rileva anche per il predetto licenziamento, posto che solo all’esito del superamento della crisi potrà esservi una attuale e concreta scelta del datore, in punto di organizzazione o riorganizzazione aziendale e, dunque, anche in punto di ripescaggio del lavoratore in mansioni equivalenti o inferiori (Tribunale ordinario di Ravenna, sentenza 07 gennaio 2021).


La vicenda giudiziaria nasce dalla domanda proposta da un lavoratore, volta ad ottenere la declaratoria di nullità del licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica alla mansione, comunicatogli in data 30 aprile 2020, a seguito del giudizio di inidoneità pronunciato dal medico competente.
Il datore di lavoro resiste al ricorso, affermando che il licenziamento in questione non rientra nell’ambito della moratoria stabilita dalla normativa emergenziale scaturita dalla pandemia da COVID-19. A parere del resistente, infatti, il recesso avversato non ha natura di licenziamento economico in senso stretto e, soprattutto, non è occasionato dai fatti di questo periodo. Di contro, il divieto invocato dal ricorrente sarebbe stato introdotto al fine di impedire il recesso unilaterale dal rapporto di lavoro per motivi legati ad assenza di lavoro, soppressione del posto di lavoro o ridimensionamento dell’attività, come conseguenza delle misure restrittive adottate per fronteggiare l’epidemia.
La causa veniva posta in decisione senza assumere prove costituende, in quanto non necessarie nell’impianto logico seguito.
Per il Giudice di prime cure la domanda è fondata per le argomentazioni appresso indicate.
In primis, per giurisprudenza e dottrina consolidate, il licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta integra un motivo oggettivo di licenziamento, categoria frammentaria che comprende tutto ciò che non è disciplinare (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 21 maggio 2019, n. 13649).
In secondo luogo, per tale licenziamento valgono le stesse ragioni di tutela economica e sociale che stanno alla base di tutte le altre ipotesi di licenziamento per G.M.O., che la normativa emergenziale ha inteso espressamente impedire.
Per il lavoratore divenuto inidoneo alla mansione, infatti, il licenziamento si configura come extrema ratio, evitabile con l’adozione di misure organizzative tali da consentire al lavoratore di continuare a svolgere la propria prestazione presso lo stesso datore di lavoro, anche eventualmente in mansioni equivalenti o addirittura inferiori, pur garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza (art. 42, D.Lgs. n. 81/2008).
Altresì, nella situazione di contrazione economica, con blocchi più o meno totali alle attività di impresa e, comunque, con rallentamenti in una pluralità di settori produttivi, la scelta del congelamento dei licenziamenti dei dipendenti è finalizzata a rimandare alla fase successiva all’emergenza ogni valutazione aziendale circa l’esistenza (a quella data) di giustificati motivi oggettivi di licenziamento.
Orbene, tali ragioni valgono anche per il licenziamento per inidoneità permanente alla mansione specifica, posto che solo all’esito del superamento della crisi potrà esservi una attuale e concreta scelta del datore di lavoro, in punto di organizzazione o riorganizzazione aziendale e, dunque, anche in punto di ripescaggio del lavoratore in questione.
Quanto poi alla conseguenza della violazione del regime della moratoria dei licenziamenti, a parere del Giudice, essa non può che essere la nullità del recesso, per violazione di una norma imperativa, a nulla rilevando le dimensioni dell’impresa.
Ne derivano la reintegra del lavoratore, la condanna al risarcimento nella misura pari alla retribuzione omessa dalla data del licenziamento a quello dell’effettiva reintegra, nonché la condanna del datore di lavoro al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per tale periodo.

 

CCNL Proprietari di fabbricati: i nuovi minimi retributivi

 



Pubblicate, dalla Confedilizia, le nuove retribuzioni per i dipendenti di proprietari di fabbricati decorrenti dal corrente mese di gennaio.


 


L’accordo sottoscritto per il rinnovo del CCNL per i dipendenti da proprietari di fabbricati ha previsto la corresponsione di €.50,00 lordi di aumento sul salario dei lavoratori inquadrati nei profili A3/A4) con decorrenza € 25,00 dall’1/1/2020 ed € 25,00 dall’1/1/2021
Queste, pertanto, le retribuzioni riparametrate dalla Confedilizia e decorrenti dall’1/1/2021













































Retribuzione conglobata in vigore dall’1.1.2021 al 31.12.2021

Valori mensili in euro

Portieri lett. A1 1.095,07
Portieri lett. A2 1.095,07
Portieri lett. A3 1.200,04
Portieri lett. A4 1.200,04
Portieri lett. A5 1.095,07
Portieri lett. A6 1.147,49
Portieri lett. A7 1.147,49
Portieri lett. A8 1.201,95
Portieri lett. A9 1.201,95
Manutent. Special. lett. B1 1.341,10
Manutent. Qualif. lett. B2 1.275,00
Assistenti bagnanti lett. B3 1.272,81
Manutent. Spazi esterni lett. B4 1.185,04
Lavascale lett. B5 1.116,34


Per il calcolo della retribuzione di cui ai profili professionali B) gli importi di cui sopra saranno riportati al valore orario utilizzando il coefficiente 173 e moltiplicati per le ore da retribuire









Retribuzione conglobata in vigore dall’1.1.2021 al 31.12.2021

Valori mensili in euro

Lavoratori lett. D1 1.271,17
Lavoratori lett. D2, D3, D4 1.270,01


Agli importi della retribuzione conglobata sopra indicati vanno aggiunte, per gli aventi diritto, le eventuali indennità supplementari di cui alle Tabelle A, A bis, A ter, A quater e D allegate al C.C.N.L.


















Retribuzione conglobata in vigore dall’1.1.2021 al 31.12.2021

Valori mensili in euro

Impiegati quadri lett. C1 1.974,07
Impiegati lett. C2 1.810,28
Impiegati concetto lett. C3 1.585,49
Impiegati ordine lett. C4 1.335,36
Impiegati ordine lett. C4 – (al 1° impiego – primi 12 mesi) 1.139,30

 

Esonero contributivo per le filiere agrituristiche, apistiche e cerealicole

 


Al fine di favorire il rilancio produttivo e occupazionale delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura, a favore delle imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, riconosce l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, dovuti per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020.


L’agevolazione è riconosciuta dall’Inps in base alla presentazione delle domande da parte delle imprese nei limiti delle risorse stabilite. Nella domanda le imprese dichiarano gli aiuti concessi ovvero richiesti in attesa di esito, nel rispetto del «Quadro temporaneo» nell’anno 2020. n caso di superamento del limite individuale fissato dal «Quadro temporaneo», l’agevolazione è ridotta per la quota eccedente tale limite; in caso di superamento del limite di spesa, l’Istituto previdenziale provvede a ridurre l’agevolazione in misura proporzionale a tutta la platea dei beneficiari che hanno diritto all’agevolazione.
In attesa della messa a disposizione del modello di istanza di esonero, i versamenti della contribuzione riferita ai periodi retributivi oggetto dell’esonero già scaduti e non ancora versati, ovvero in scadenza, sono sospesi per i destinatari dell’agevolazione fino alla data di definizione delle istanze medesime.
In caso di esito favorevole dell’istanza, la contribuzione riferita ai periodi retributivi dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020 già versata potrà essere compensata con la contribuzione in futuro dovuta dal datore di lavoro.
In caso di esito favorevole dell’istanza, qualora l’esonero sia concesso in quota parte per il superamento del limite di spesa individuale, i contribuenti dovranno provvedere al versamento della quota risultata eccedente in un’unica soluzione entro trenta giorni dalla comunicazione degli esiti dell’istanza, senza applicazione di sanzioni e interessi.
In caso di rigetto dell’istanza, il richiedente dovrà provvedere al versamento dei contributi sospesi comprensivi di sanzioni civili e interessi calcolati a decorrere dalla data della scadenza ordinaria del versamento.