Decontribuzione Sud, le indicazioni operative Inps per la fruizione dell’esonero

 


La misura “Decontribuzione Sud” spetta in relazione a tutti i rapporti di lavoro subordinato, sia instaurati che instaurandi, diversi dal lavoro agricolo e domestico, purché sia rispettato il requisito geografico della prestazione lavorativa. In quest’ottica, l’agevolazione non ha natura di incentivo all’assunzione e, pertanto, non è soggetta all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione. Il diritto alla fruizione, tuttavia, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato al possesso della regolarità contributiva (Inps, circolare 22 ottobre 2020, n. 122)


Possono accedere al beneficio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, con esclusione del settore agricolo e dei datori di lavoro che stipulino contratti di lavoro domestico, in riferimento ai rapporti di lavoro dipendente la cui sede di lavoro sia situata in regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75% della media EU27 o comunque compreso tra il 75% e il 90%, e un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale. Pertanto, l’agevolazione spetta a condizione che la prestazione lavorativa si svolga in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Per sede di lavoro si intende l’unità operativa presso cui sono denunciati in Uniemens i lavoratori.
Per i datori di lavoro con sede legale in regione diversa dalle quelle ammesse, i quali comunque abbiano in corso rapporti di lavoro per prestazioni lavorative da svolgersi in una unità operativa ubicata nelle suddette regioni, è necessario che la Struttura Inps competente, a seguito di specifica richiesta da parte del datore di lavoro interessato e dopo aver effettuato i dovuti controlli, inserisca nelle caratteristiche contributive della matricola aziendale il codice di autorizzazione “0L”, recante il significato di “Datore di lavoro che effettua l’accentramento contributivo con unità operative nei territori del Mezzogiorno”, con data inizio validità dal 1° ottobre 2020 e con fine validità al 31 dicembre 2020. In particolare, le Strutture territoriali sono tenute a verificare, mediante la consultazione delle comunicazioni obbligatorie, che la prestazione lavorativa si svolge in una sede di lavoro ubicata all’interno delle regioni ammesse e che tale unità operativa risulta regolarmente associata al datore di lavoro e registrata all’interno dell’apposita sezione del “Fascicolo elettronico aziendale”.
L’esonero è pari al 30% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, senza previsione di un limite individuale massimo mensile, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
Ai fini della delimitazione dell’agevolazione, non sono oggetto di sgravio le seguenti contribuzioni:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di Tesoreria (art. 1, co. 755, L. n. 296/2006);
– il contributo, ove dovuto, ai Fondi bilaterali di solidarietà (artt. 26, 27, 28, 29 e 40 D.Lgs. n. 148/2015);
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale;
– il contributo in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, co. 4, L. n. 845/1978);
L’agevolazione è applicabile per il periodo intercorrente tra il 1° ottobre 2020 e il 31 dicembre 2020. Tale periodo di fruizione può essere sospeso nei casi di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità, consentendo, solo in tale ipotesi, il differimento temporale del periodo di godimento del beneficio.
La misura “Decontribuzione Sud” spetta in relazione a tutti i rapporti di lavoro subordinato, sia instaurati che instaurandi, diversi dal lavoro agricolo e domestico, purché sia rispettato il requisito geografico della prestazione lavorativa. In quest’ottica, l’agevolazione non ha natura di incentivo all’assunzione e, pertanto, non è soggetta all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione (art. 31, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 150). Il diritto alla fruizione dell’agevolazione, tuttavia, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato al possesso della regolarità contributiva, dell’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge, del rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
Sotto il profilo della compatibilità con la normativa in materia di aiuti di Stato, è richiesto che i benefici rispettino, tra le altre, le seguenti condizioni:
– siano di importo non superiore a 800.000 euro, per impresa e al lordo di qualsiasi imposta o altro onere;
– siano concessi a imprese che non fossero in difficoltà al 31 dicembre 2019 o che abbiano incontrato difficoltà o si siano trovate in una situazione di difficoltà successivamente, a seguito dell’epidemia da COVID-19;
– siano concessi entro il 30 giugno 2021.
In ragione dell’entità della misura di sgravio, la stessa risulta cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta. La suddetta cumulabilità, sempre nei limiti della contribuzione datoriale dovuta, trova applicazione sia con riferimento ad altre agevolazioni di tipo contributivo, che con riferimento agli incentivi di tipo economico.
I datori di lavoro interessati, che intendono fruire dell’agevolazione, espongono, a partire dal flusso Uniemens di competenza ottobre 2020, i lavoratori per i quali spetta l’agevolazione valorizzando, secondo le consuete modalità, l’elemento <Imponibile> e l’elemento <Contributo> della sezione <DenunciaIndividuale>. In particolare, nell’elemento <Contributo> deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile previdenziale del mese. Per esporre il beneficio spettante, invece, devono essere valorizzati all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, il valore “ACAS”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art.27 D.L n.104/2020”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente.
I dati suesposti nell’Uniemens vengono poi riportati, a cura dell’Inps, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure come segue:
– con il codice “L540”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art.27 D.L n.104/2020”.

 

Emergenza COVID-19: indicazioni sull’accesso alla tutela previdenziale della malattia

 


Si forniscono nuove indicazioni per i lavoratori aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia nell’attuale contesto emergenziale.


Non è possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera nei casi in cui il lavoratore in quarantena o in sorveglianza precauzionale perché soggetto fragile continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, mediante le forme di lavoro alternative alla presenza in ufficio. In caso di malattia conclamata, invece, il lavoratore è temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno.
Relativamente ai casi di ordinanze o provvedimenti di autorità amministrative che di fatto impediscano ai soggetti di svolgere la propria attività lavorativa, non è possibile procedere con il riconoscimento della tutela della quarantena in quanto la stessa prevede un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica.
Alcuni lavoratori assicurati in Italia recatisi all’estero sono stati oggetto di provvedimenti di quarantena da parte delle competenti autorità del Paese straniero. Sul punto, considerato il costante riferimento ai provvedimenti dell’operatore di sanità pubblica e alla conseguente sorveglianza sanitaria eseguita dalle ASL, l’accesso alla tutela previdenziale della malattia non può che provenire sempre da un procedimento eseguito dalle preposte autorità sanitarie italiane.
Infine, la circostanza che il lavoratore sia destinatario di un trattamento di CIGO, CIGS, CIGD o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà, determinando di per sé la sospensione degli obblighi contrattuali con l’azienda, comporta il venir meno della possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia in virtù del principio della prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia.

 

Differenze contributive sulla retribuzione virtuale, anche in settori diversi dall’edilizia

 


In linea generale ed a prescindere dal settore di attività del datore di lavoro, la contribuzione previdenziale è dovuta anche in caso di assenze o di sospensione concordata della prestazione che non trovino giustificazione nella legge o nel contratto collettivo, a nulla rilevando la libertà delle parti di modulare l’orario di lavoro e la stessa presenza al lavoro, considerato che l’obbligazione contributiva non solo è svincolata dalla retribuzione effettivamente corrisposta ma va anche rapportata all’orario di lavoro normale stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale se superiore (Corte di Cassazione, ordinanza 06 ottobre 2020, n. 21479)


Una Corte d’Appello territoriale aveva accolto la domanda di un datore di lavoro, volta ad opporsi ad un verbale ispettivo Inps e ad accertare negativamente la sussistenza del debito per contributi previdenziali. In particolare, la Corte aveva affermato l’inesistenza del debito contributivo in ragione della sospensione, disposta dal datore ed accettata dai suoi dipendenti, per mancanza di commesse, e della corrispettiva obbligazione retributiva.
Avverso tale sentenza ricorre l’INPS, deducendo che la medesima avesse erroneamente escluso la contribuzione nonostante l’autonomia del rapporto contributivo rispetto a quello lavorativo.
Per la Suprema Corte il ricorso è meritevole di accoglimento.
Da tempo, infatti, è affermato il principio giurisprudenziale di autonomia del rapporto contributivo rispetto alle vicende dell’obbligazione retributiva (da ultimo, Corte di Cassazione, sentenza n. 3491/2014).
Da tale principio deriva la regola del cd. minimale contributivo, che prevede l’obbligo datoriale, a prescindere da eventuali pattuizioni individuali difformi nell’ambito del rapporto di lavoro, di rispetto della misura dell’obbligo contributivo previdenziale, in riferimento ad una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all’orario normale di lavoro stabilito dalla contrattazione collettiva (art. 1, D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, convertito in L. 7 dicembre 1989 n. 389), con esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale.
Il principio trova il suo fondamento nelle stesse finalità pubblicistiche della contribuzione previdenziale, posto che una retribuzione imponibile non inferiore a quella minima è necessaria per l’assolvimento degli oneri contributivi e per la realizzazione delle finalità assicurative e previdenziali, in quanto, se si dovesse prendere in considerazione una retribuzione imponibile inferiore, i contributi determinati in base ad essa risulterebbero tali da non poter in alcun modo soddisfare le suddette esigenze (Corte costituzionale, sentenza 20 luglio 1992, n. 342).
In relazione a ciò, dunque, in linea generale ed a prescindere dal settore di attività del datore, la regola del cd. minimale contributivo opera sia con riferimento all’ammontare della retribuzione c.d. contributiva, sia con riferimento all’orario di lavoro da prendere a parametro, intendendo per tale l’orario di lavoro normale stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale se superiore, atteso che è evidente che se ai lavoratori vengono retribuite meno ore di quelle previste dal normale orario di lavoro e su tale retribuzione viene calcolata la contribuzione, non vi può essere il rispetto del minimo contributivo nei termini evidenziati (Corte di Cassazione, sentenza n. 15120/2019).
In definitiva, la contribuzione è dovuta anche in caso di assenze o di sospensione concordata della prestazione che non trovino giustificazione nella legge o nel contratto collettivo, bensì in un accordo tra le parti che derivi da una libera scelta del datore di lavoro (ex multis, Corte di Cassazione, sentenze n. 21700/2009, n. 9805/2011, che hanno superato la diversa soluzione adottata dalla sentenza n. 1301/2006 ed altre precedenti).
Va infatti esclusa la libertà delle parti di modulare l’orario di lavoro e la stessa presenza al lavoro con effetto sull’obbligazione contributiva, considerato che quest’ultima è svincolata dalla retribuzione effettivamente corrisposta e deve essere connotata dai caratteri di predeterminabilità, oggettività e possibilità di controllo. Il che vale anche nel caso di attenuazione o cessazione temporanea dell’attività lavorativa per insussistenza di commesse, essendo tali eventi ricompresi nell’ambito del rischio imprenditoriale che grava sul datore di lavoro in via esclusiva, senza che ciò possa riflettersi sull’obbligo contributivo.

 

Ripresa dei versamenti per le aziende agricole: chiarimenti Inps sulla contribuzione “convenzionale”

 


Il versamento delle quote associative e dei contributi di assistenza contrattuale (CAC) e di malattia (MALA/FIMI), compresi quelli a carattere provinciale, è considerato tempestivo se effettuato alla ripresa degli obblighi di versamento della contribuzione obbligatoria, per le aziende assuntrici di manodopera agricola che hanno fruito della sospensione collegata all’emergenza epidemiologica (Inps, messaggio 23 settembre 2020, n. 3407)


Per le aziende assuntrici di manodopera agricola che si avvalgono della sospensione contributiva collegata all’emergenza epidemiologica da COVID-19, il versamento delle quote associative e dei contributi di assistenza contrattuale (CAC) e di malattia (MALA/FIMI), compresi quelli a carattere provinciale, che l’Inps incassa sulla base di convenzione, può essere effettuato soltanto alla ripresa degli obblighi di versamento della contribuzione obbligatoria, in quanto il versamento della contribuzione, sia convenzionale che obbligatoria, è effettuato con un unico versamento, utilizzando il medesimo codice tributo “LAS”.
Dunque, il versamento in un’unica soluzione dell’importo indicato nel prospetto riepilogativo dei contributi per il 3° trimestre 2019 (con scadenza originaria del versamento al 16 marzo 2020), in corrispondenza del codice tributo LAS, è considerato tempestivo se effettuato entro i termini indicati per la ripresa dei versamenti, anche in relazione alle diverse quote di contribuzione convenzionale da riversare alle Associazioni destinatarie.
Analogamente, anche i versamenti effettuati in modalità rateale dell’intero importo, secondo le modalità previste per il pagamento rateale, sono considerati tempestivi, anche ai fini del riversamento della contribuzione convenzionale, se effettuati entro le scadenze previste.
Inoltre, i versamenti effettuati, sia in un’unica soluzione sia in modalità rateale, utilizzando la codeline indicata nel prospetto di calcolo della contribuzione del 3° trimestre 2019, in luogo di quella indicata nella comunicazione individuale (news) ricevuta nel cassetto previdenziale “Aziende agricole”, in prossimità della scadenza del 16 settembre 2020, producono comunque i medesimi effetti ai fini della verifica della tempestività, anche con riferimento al riversamento della quota associativa, ferma restando la verifica dell’interezza dell’importo.
Infine, si evidenzia che l’importo indicato nel prospetto riepilogativo dei contributi per il 3° trimestre 2019, relativo al codice tributo EBAN, non è gestito dall’Inps e, pertanto, è escluso dalla procedura di sospensione e di ripresa dei versamenti in un’unica soluzione o in modalità rateale.


 

Esonero straordinario per imprese agricole, sospesa la verifica del versamento per il 1° trimestre 2020

 


A seguito dell’approvazione del regime di aiuti di Stato a sostegno delle imprese attive nei settori agricolo e forestale, della pesca e acquacoltura e nelle attività connesse ai settori agricolo e forestale, della pesca e acquacoltura, l’Inps fornisce le prime indicazioni per le aziende destinatarie dell’esonero contributivo straordinario, per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020 (messaggio n. 15 settembre 2020, n. 3341)


Come noto, al fine di favorire il rilancio produttivo e occupazionale delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura e superare le conseguenze economiche derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, sono state individuate una serie di misure agevolative (art. 222, co. 2, D.L. n. 34/2020, conv. in L. n. 77/2020). Tra queste, nello specifico, l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, dovuti per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020, in favore delle imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
La categoria dei beneficiari può essere individuata nelle aziende che svolgono un’attività identificata dai seguenti codici ATECO:
– 01.11.XX (coltivazione di cereali)
– 01.50.XX (coltivazione agricole associate all’allevamento animale attività mista)
– 01.28.XX (coltivazione di spezie, piante aromatiche e farmaceutiche)
– 01.19.10 – Coltivazione di fiori in piena aria
– 01.19.20 – Coltivazione di fiori in colture protette
– 01.21.00 – Coltivazione di uva
– 01.29.00 – Coltivazione di altre colture permanenti (inclusi alberi di Natale)
– 01.30      – Riproduzione piante
– 01.41.00 – Allevamento di bovini e bufale da latte, produzione di latte crudo
– 01.42.00 – Allevamento di bovini e bufalini da carne
– 01.43.00 – Allevamento di cavalli e altri equini
– 01.44.00 – Allevamento di cammelli e camelidi
– 01.45.00 – Allevamento di ovini e caprini
– 01.46.00 – Allevamento di suini
– 01.47.00 – Allevamento di pollame
– 01.49.10 – Allevamento di conigli
– 01.49.20 – Allevamento di animali da pelliccia
– 01.49.40 – Bachicoltura
– 01.49.90 – Allevamento di altri animali nca
– 01.49.30 – Apicoltura
– 03.11.00 – Pesca in acque marine e lagunari e servizi connessi
– 03.12.00 – Pesca in acque dolci e servizi connessi
– 03.21.00 – Acquacoltura in acqua di mare, salmastra o lagunare e servizi connessi
– 03.22.00 – Acquacoltura in acque dolci e servizi connessi
– 46.21.22 – Commercio all’ingrosso di sementi e alimenti per il bestiame (mangimi), piante officinali, semi oleosi, patate da semina
– 46.22      – Commercio all’ingrosso di fiori e piante
– 47.76.10 – Commercio al dettaglio di fiori e piante
– 47.89.01 – Commercio al dettaglio ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti
– 82.99.30 – Servizi di gestione di pubblici mercati e pese pubbliche
– 56.10.12 – Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole
– 55.20.52 – Attività di alloggio connesse alle aziende agricole
– 81.30.00 – Cura e manutenzione del paesaggio inclusi parchi giardini e aiuole.
In particolare, le aziende agricole assuntrici di manodopera agricola interessate, vengono individuate con riferimento alle posizioni contributive della gestione agricola unificata, alle quali è associato un codice ATECO compreso tra quelli suindicati, in coerenza con i dati risultanti alla Camera di Commercio.
Per l’individuazione dei datori di lavoro privati non agricoli, invece, i quali possono essere beneficiari dell’esonero contributivo limitatamente ai soli lavoratori inquadrati nel settore agricolo, si fa riferimento alle matricole Inps alle quali è associato un codice ATECO tra quelli individuati.
L’esonero non si applica nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni (art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001).
Il beneficio si riferisce alla sola quota di contribuzione posta a carico dei datori di lavoro privati, dovuta per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020, mentre restano esclusi i premi e contributi dovuti all’Inail. In ogni caso, in attesa dell’adozione del decreto ministeriale attuativo della misura agevolativa, nonché della completa definizione della disciplina relativa, per i beneficiari dell’esonero vengono temporaneamente sospese le attività di verifica della tempestività del versamento della contribuzione dovuta per il 1° trimestre 2020, in scadenza al 16 settembre 2020.
L’esonero in parola, non avendo natura di incentivo all’assunzione, non è soggetto all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione stabiliti (art. 31, D.Lgs. n. 150/2015). Tuttavia, il diritto alla fruizione dell’agevolazione, sostanziandosi in un beneficio contributivo, è subordinato (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006):
– al possesso della regolarità contributiva;
– all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
– al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.