Transizione 4.0 per imprese in difficoltà: agevolazione resta se si continua attività

Le temporanee difficoltà di un’impresa, che viva una fase di crisi, riorganizzazione e situazioni societarie complesse, non preclude in automatico l’accesso al credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali Transizione 4.0, purché sia garantita la continuità aziendale e non vi sia una finalità liquidatoria. È uno dei principali chiarimenti forniti dall'Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 139/2026, relativa a una società che, dopo alcuni investimenti effettuati nel 2021 e nel 2022, attraversava una fase di difficoltà, con scioglimento giudiziale, seguito poi da una risoluzione passata per l’affitto di ramo d'azienda e la successiva scissione societaria. Secondo l'Amministrazione finanziaria, l'esclusione dall'agevolazione riguarda le procedure con finalità liquidatorie. Nel caso esaminato, invece, la società ha proseguito l'attività durante tutto il periodo di crisi, fino alla revoca dello stato di liquidazione, perseguendo un obiettivo di riorganizzazione e continuità aziendale. Per questo motivo conserva il diritto al credito d'imposta maturato sugli investimenti effettuati. L'Agenzia affronta anche il tema dell'interconnessione dei beni 4.0 alla rete aziendale, precisando che un ritardo non comporta la perdita dell'agevolazione se è giustificato da circostanze oggettive e documentabili. Le Entrate chiariscono, infine, che in caso di scissione societaria il credito d'imposta può essere utilizzato dalla società beneficiaria del ramo d'azienda nel quale sono confluiti gli investimenti agevolati. Il trasferimento del complesso aziendale, infatti, non interrompe la finalità dell'incentivo, poiché i beni continuano a essere impiegati nell'ambito della medesima attività produttiva.
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